Francesca Cognetti
Quartiere di San Siro, Milano. Vista dall’alto.
Incontro con gli abitanti del quartiere presso il circolo ARCI Fiocchi, Milano.
A sinistra: attività di ricerca, Off Campus San Siro, Milano. A destra: attività di consulenza legale, Off Campus San Siro, Milano.
La sfida rimane aperta: tenere insieme innovazione istituzionale e relazioni ricche di senso e fiducia reciproca con le comunità. Francesca Cognetti ha imparato a camminare su due binari paralleli. Il primo è San Siro, quartiere di edilizia pubblica di Milano, dodicimila abitanti. Il secondo è il Politecnico di Milano, il più grande ateneo scientifico-tecnologico italiano.
Nel 2011 Francesca è ricercatrice in politiche urbane e madre di due figli che frequentano una scuola elementare al margine di San Siro. È attraverso i compagni di classe dei suoi bambini che tocca con mano una dimensione prima solo teorica. Inviti a casa, pranzi in ambienti umili di quaranta metri quadri dove abitano famiglie di sei persone. Accoglienza generosa in spazi strettissimi, nonostante la povertà. E la scuola luogo della solidarietà e dell’imparare insieme.Un senso profondo di ingiustizia prende forma nel ripetersi dei giorni. Francesca comincia a costruire, con modalità incrementale.Nel 2013 organizza Mapping San Siro: una trentina di studenti, otto committenti locali, tre mesi. Al termine, gli studenti dicono che non possono andarsene e nemmeno Francesca può.L’anno dopo va dal direttore di dipartimento con un’idea. Lui la incoraggia. Trovano uno spazio grazie ad un accordo con Aler Milano – trenta metri quadri su strada – in comodato d’uso gratuito. Il dipartimento paga le spese.Sembrerebbe poca cosa, eppure fin da subito Francesca formalizza quella presenza: non è solo lei come ricercatrice attivista, è l’università che arriva.È qui che prendono forma i due binari.Il primo: almeno un giorno a settimana a San Siro, con il gruppo di ricerca, gli studenti, le relazioni che si costruiscono con abitanti e associazioni. Un lavoro relazionale che misura il tempo secondo criteri che non sono quelli della produttività accademica immediata. Alleanze che sembrano deboli perché non formalizzate, ma solide perché fondate sulla reciproca fiducia.Il secondo: dal 2016 Francesca è delegata del Rettore per la responsabilità sociale. Ma già dal 2014 lavora con il prorettore Balducci per immaginare insieme un programma di public engagement per il Politecnico.Dall’iniziale Mapping San Siro, nel 2019 si arriva a Off Campus San Siro, progetto pilota di ateneo. Non più trenta ma centotrenta metri quadri. Un’esperienza pilota che in tre anni genera altri tre Off Campus: nel mercato di via Padova, nel carcere di San Vittore, in una cascina vicino a Corvetto. Quattro hub, e con la rettrice Donatella Sciuto dal 2026 un budget dedicato e un comitato scientifico che definisce piano e prospettive del programma. Nel 2022 l’Ambrogino d’oro.Ma questo percorso è stato una serie di passi incrementali, di inciampi, di innovazioni procedurali che a volte costano grande fatica. Gli accordi tornano indietro mille volte prima di essere formalizzati. E le procedure per regolare le relazioni informali sono difficili da comprendere e mettere insieme dagli uffici abituati a funzionare in altri contesti.Francesca ha costruito accordi formalizzati con soggetti diversissimi – dalle associazioni di volontariato all’Università Bocconi, dalla Regione Lombardia, ai piccoli gruppi di quartiere. La gran parte di questi accordi vengono concordati in Senato Accademico. Un modo di dare rilievo istituzionale anche ai soggetti più piccoli. Ha lavorato molto con lo staff tecnico-amministrativo – all’inizio in particolare con Ida Castelnuovo, poi con il Servizio Innovazione e Responsabilità Sociale che segue il programma – per mettere a punto procedure nuove, anche semplicemente perché gli spazi Off Campus potessero avere il wi-fi del Politecnico, o essere trattati come una biblioteca dell’ateneo.Ha lavorato su diversi tipi di tavoli: tavoli di progetto per la coprogettazione; tavoli di advocacy dove l’università porta la voce di chi normalmente non viene invitato ai confronti istituzionali; e alleanze meno formalizzabili, basate sulla fiducia che sembrano fragili ma la cui forza risiede nella qualità e nel valore delle relazioni. In tutti questi casi il tema è la reciprocità, la dimensione collaborativa arricchisce prima di tutto l’università.La sfida rimane aperta: tenere insieme innovazione istituzionale e relazioni ricche di senso e fiducia reciproca con le comunità. Con il budget arrivano KPI e le metriche della valutazione formalizzata. Gli atenei, poi tendono a valorizzare solo i successi, ma questi progetti sono pieni anche di inciampi, di fallimenti.È un percorso che rischia di rallentare le carriere personali. Si scrive di meno quando si coltivano relazioni, quando si dedica tempo – secondo criteri di non immediata produttività scientifica – a costruire con altri. Non è stata un’impresa solitaria. È stata collettiva. Alla cerimonia di consegna dell’Ambrogino d’oro salgono sul palco in quattro: Francesca, Davide Fassi, Andrea di Franco e Ida Castelnuovo. Francesca coordina con l’antropologo Paolo Grassi il laboratorio di ricerca Curalab, incardinato presso Off Campus San Siro. A Off Campus sono presenti oggi con attività permanenti anche le università Bocconi, Bicocca e Statale di Milano. Non il modello dell’eroe solitario, ma una configurazione di relazioni significative che apre possibilità.Francesca ha coltivato un senso profondo dell’università come istituzione pubblica chiamata a misurarsi con le sfide sociali più difficili. L’ingiustizia nella sua esperienza per molti ha spesso il sapore della vita quotidiana, ed è a questo livello, che è quello della strada, che ha scelto di posizionarsi. Una università che sta accanto ai soggetti più deboli della città, anche portando la loro voce in altri contesti, quelli dei tavoli dei più forti.La dimensione collettiva e l’autoriflessività sono un antidoto contro il burnout. Gli studenti rinnovano lo sguardo. Le alleanze proteggono senza costruire armature. E l’università non ha l’aspettativa di risolvere tutto, ma di portare realisticamente e concretamente il proprio contributo attraverso le sue abilità nel generare conoscenza, comprensione, ricerca delle soluzioni.Francesca ha tenuto insieme i suoi ruoli di madre, cittadina, ricercatrice.
Ha camminato su due binari. I binari continuano, paralleli e vanno nella direzione del cambiamento.
Le date chiave di Francesca Cognetti
2013 · Workshop Mapping San Siro con studenti di architettura. Mappatura sociale e urbana del quartiere, con Beatrice De Carli, Ferdinando Fava, Liliana Padovani, Anna Delera.
2014 · Autorecupero spazio 30 mq a San Siro. Convenzione Politecnico-Aler: presenza universitaria stabile. Lavoro con Maranghi, Ranzini, Solazzi, Orsenigo.
2016 · Delega del Rettore alla Responsabilità Sociale per il Territorio. Sperimentazioni su ruolo università nelle sfide urbane.
2018 · Apertura Off Campus San Siro, primo spazio del programma. Didattica innovativa, ricerca responsabile, co-design per impatto sociale.
2020 · Membro fondatore Comitato APEnet. Promozione Public Engagement università ed enti ricerca.
2022 · Off Campus Politecnico premiato Ambrogino d’Oro.
2023 · Delegata della Rettrice al Programma Off Campus.
2024 · Nasce Curalab con Paolo Grassi.
Ricerca-azione su marginalizzazione urbana, scala locale-globale.
2025 · Off Campus formalizzato come Programma di Ateneo per innovazione di prossimità. Quattro hub territoriali, piano triennale.