• — Jérôme Santolini Catastrofi, consapevolezze, trasformazioni
  • Jérôme Santolini
    Conferenza “Per una ricerca più aperta, critica e vivente”. Dialogano Stengers, Santolini e Considère, Università di Lille.
    Conferenza “Per una ricerca più aperta, critica e vivente”. Dialogano Stengers, Santolini e Considère, Università di Lille.
    Conferenza “Per una ricerca più aperta, critica e vivente”. Dialogano Stengers, Santolini e Considère, Università di Lille.
    LILLIAD Learning Center Innovation, Lille.

    Costruire il sentiero percorrendolo, coltivare domande invece di imporre risposte
    Jérôme Santolini è un biochimico che studia lo stress ossidativo al CEA-Saclay. Ma quando parla del suo lavoro, non parla di molecole. Parla di crisi. Di un sistema di crisi – ecologica, climatica, sanitaria, sociale, politica – che sono manifestazioni di un problema più profondo: il rapporto che la nostra civiltà ha costruito con il mondo.
  • Per Jérôme le crisi non sono catastrofi da evitare. Sono fratture che rendono visibile ciò che resta nascosto. Sono spazi dove i rapporti di forza diventano evidenti, dove le contraddizioni emergono, dove diventa possibile immaginare qualcosa di diverso. Le crisi sono opportunità di trasformazione. Questa non è una posizione comoda. Jérôme sa che le scienze moderne hanno partecipato a costruire la grande narrazione della Modernità – progresso, ragione, sviluppo. Sa che questa narrazione è sempre stata arrogante, brutale, cieca. E sa che gli scienziati hanno fallito nel raccontare le crisi, perché raccontarle davvero significa mettere in discussione quella narrazione e il proprio ruolo. Ma Jérôme ha scelto di abitare questo fallimento, di farne lo spazio della sua azione. Quando scopre che nelle mense scolastiche i bambini mangiano in contenitori di plastica che rilasciano interferenti endocrini, non si limita a pubblicare. Viene coinvolto in Cantine Sans Plastique, un’iniziativa collettiva in cui i genitori colpiti dallo scandalo sanitario delle plastiche alimentari si incontrano non per raggiungere un accordo finale ma per condividere preoccupazioni, conoscenze e domande. Jérôme partecipa come biochimico esperto, ma scopre che è un processo di apprendimento collettivo dove anche lui impara: dalle preoccupazioni dei genitori, dalle conoscenze pratiche dei cuochi, dalle resistenze degli amministratori. Non è divulgazione scientifica, è trasformazione reciproca. Nel 2018 questa mobilitazione ottiene una legge che vieta la plastica nelle mense. Si interessa così a un altro scandalo sanitario che ha per protagonisti gli additivi a base di nitriti nelle carni lavorate: pur essendo ormai accertato il legame tra questi additivi e il cancro al colon-retto, una malattia che miete migliaia di vittime ogni anno in Europa, il Ministero dell’Agricoltura ha scelto di non fare nulla. Jérôme ha capito bene come le agenzie regolatrici abbiano fallito nel mettere a frutto le conoscenze scientifiche per guidare le decisioni che contano davvero. Rifiutandosi di piegarsi al conformismo e alla colpevole inerzia delle istituzioni, ha provato a trasformare quella che sembrava una mera questione tecnica in una sfida politica e scientifica. Per Jérôme la responsabilità è capacità di rispondere agli appelli di chi è coinvolto. È presenza, impegno nel mondo. È accettare che nessuno può avere ragione da solo, che ogni sapere deve essere messo alla prova non solo dai pari ma da tutti quelli coinvolti. È questa visione a spingerlo verso Scientifiques en Rébellion e a farlo diventare amministratore di Sciences Citoyennes. La scienza che immagina è tutt’altro che isolata: non si barrica nella torre d’avorio, non si piega alle logiche del potere politico-economico, ma si apre alla contaminazione con altri saperi, lasciandosi trasformare da questi incontri. Li definisce uno “spigolatore”, un “tessitore” di narrazioni, domande e saperi. Raccoglie conoscenze, interrogativi, storie nei laboratori ma anche nelle dimensioni concrete e immaginarie delle nostre vite, cercando di far emergere altri modi di abitare i nostri ambienti di vita. Abbraccia il camminare-domandando zapatista: costruire il sentiero percorrendolo, coltivare domande invece di imporre risposte. Parla di rigenerazione, di mettere fine all’Antropocene: cambiare radicalmente il rapporto tra umanità e natura, tra scienza e società. La posta in gioco è trovare altri modi di abitare la catastrofe. Quando l’estrema destra ottiene un risultato record alle elezioni e Macron scioglie l’Assemblea Nazionale, la reazione angosciata di Jérôme è quasi fisica. Ma l’angoscia si trasforma. Ha visto scritto: “Peggio del rumore degli stivali, il silenzio delle pantofole”. Ha capito che questa è un’altra crisi, un altro spazio dove agire. Dice: siamo la società che si difende. Non solo ricercatori, ma cittadini che usano la scienza per difendere il futuro. E difendere non significa conservare ma trasformare. Jérôme sa che una legge sulle plastiche non risolverà la crisi sistemica. Sa che non basta denunciare nitriti, interferenti endocrini, pesticidi... per fermare la “litania” degli scandali sanitari. Ma sa anche che ogni situazione problematica ben costruita, ogni spazio di apprendimento collettivo, ogni trasformazione delle relazioni è un mattone per costruire qualcos’altro. La sua è una scienza delle crisi e nelle crisi. Una scienza che non cerca di risolvere i problemi ma di trasformare le relazioni. Che non traccia confini tra chi ha ragione e chi ha torto, ma apre spazi dove voci diverse possono farsi ascoltare. Che non educa il pubblico ma partecipa a un apprendimento collettivo. Che abita le contraddizioni e le usa come spazi di azione e possibilità di cambiamento. Le crisi, per Jérôme, non sono la fine. Sono le fratture attraverso cui qualcosa di nuovo può emergere. Sono gli spazi dove i rapporti consolidati vengono messi in discussione, dove diventa possibile immaginare altri modi di fare scienza, altri modi di stare nel mondo. Sono, paradossalmente, necessarie. Non perché il dolore sia buono, ma perché solo nelle crisi i rapporti di forza diventano visibili e quindi trasformabili. Jérôme studia la disintossicazione a livello molecolare. Ma la vera intossicazione è sistemica. È nel modo in cui la Modernità ha trasformato il mondo in risorsa, la terra in rendimento, i saperi in performance. E la disintossicazione deve essere altrettanto sistemica: passa attraverso la trasformazione del rapporto che abbiamo con il mondo. Jérôme Santolini è un biochimico che ha capito che il suo lavoro non è solo studiare molecole ma abitare le fratture del mondo. E in queste fratture, con tenacia, costruisce spazi di trasformazione.

    Le date chiave di Jérôme Santolini

    1971 · Nascita.

    1999 · Dottorato in scienze. Scelta professionale dalla Chimica alla Biologia. Dalla padronanza alla comprensione del Vivente. Nascita di una vocazione: ricercatore.

    2004 · Morte di Emile il mio primo figlio in circostanze tragiche. Crollo totale. Ricerca di senso come un’urgenza. 

    2006 · Nascita Gaspard e Adèle. Famiglia, problemi di salute, incidenti dei miei figli, di mia moglie. Crisi ecologiche e climatiche, empatia, sconvolgimenti. Definire ciò che conta. 

    2018 · Impegno come necessità. Impegni non volontari. Valori e Saperi: esigenza e resistenza. Responsabilità: nei confronti di chi, di cosa. Riflessività: personale e professionale.

    2025 · PCreazione dell’Osservatorio dell’Azoto. Necessità di trasformare e di raccontare. Sperimentazioni e Dispositivi nuovi. Creazione, piacere, condivisione. «Fare conoscenza» altrimenti.