Alberto MerlerGioco per il futuro. Il mio futuro in gioco. Evento finale con i bambini della scuola primaria di Santa Maria di Pisa, Sassari. Gioco per il futuro. Il mio futuro in gioco. Evento finale con i bambini della scuola primaria di Santa Maria di Pisa, Sassari. Usa i mattoni che hai, non il legno che vorresti.
E soprattutto, costruisci attori collettivi.
Dai genitori ha imparato la lealtà e l’audacia imprenditoriale. Dal padre commerciante che aiutava gli agricoltori a vendere direttamente i loro prodotti senza guadagnarci, rinunciando al profitto per il bene comune. Dalla madre impegnata nel Movimento Sociale Femminile. Dalla scuola brasiliana frequentata a Itapetininga, nello Stato di San Paolo, ha appreso che l’educazione è presa in carico globale, con laboratori scientifici, biblioteche ricche, orientamento professionale.E poi l’interculturalità come grande maestra. Il Brasile, l’Africa, l’Europa, il Giappone. Dakar e Sheikh Anta Diop. Le università di San Paolo, Milano, Trento. I viaggi sempre aperti all’imprevisto, alla combinazione di fattori apparentemente disparati che generano nuove possibilità.Alberto ci ha mostrato che fare accademia impegnata significa saper combinare gli elementi disponibili. Significa osare – audere – quando i colleghi dicono “non si può”. Creare il corso di laurea in Servizio Sociale mettendo insieme quattro facoltà. Fondare il dottorato quando altri ci avevano provato e fallito. Portare gli studenti sul campo, nei mercati, nei giardini di piazza Conte di Moriana a comprendere il sociale osservando i tombini del 1880.La sua lezione è semplice e radicale: quando metti le mani dentro le cose, si fanno. Non aspettare le condizioni ideali. Usa i mattoni che hai, non il legno che vorresti. E soprattutto, costruisci attori collettivi. L’impegno non dipende da un solo soggetto, ma dalla collaborazione. Dall’insufflare quell’alito vitale che trasforma un progetto in creatura viva.Noi che siamo stati suoi allievi continuiamo a interrogarci se andiamo ancora su questa linea. La risposta sta in questa ricerca stessa, nata dalla sua domanda e dal suo esempio. Alberto ci ha insegnato che dare una mano non è mai solo medicina per il corpo individuale, ma attenzione alla società, ai legami, alle possibilità di trasformazione che si aprono quando si ha il coraggio di vedere, ascoltare e agire.Audire, audere, adiuvare. Ascoltare, osare, aiutare. Questa è la strada che ha praticato e che ci ha indicato.
È il suo percorso e il suo esempio che ci hanno ispirato
per questa ricerca PLACES. Alberto Merler ci ha insegnato che l’impegno accademico non nasce da un momento preciso, ma da una disposizione coltivata nel tempo. Una strategia dell’attenzione ai dettagli contestualizzati, alle persone, alle possibilità.