• Bertrand Bocquet Le esplorazioni sperimentali di un ingegnere-ricercatore
  • Bertrand Bocquet
    Lezione al CNAM, Parigi.
    Riunione, Boutique des Sciences, Lille.
    CNAM, particolare, Parigi.
    LILLIAD Learning Center Innovation, Lille.

    Come si progetta uno spazio in cui ricercatori di diverse discipline, ma anche ricercatori e cittadini possano lavorare davvero insieme?
    Bertrand Bocquet ha passato gran parte della sua vita di ricercatore a congegnare spazi. Spazi dove la ricerca si fa diversamente, dove chi normalmente sta fuori può entrare, dove le discipline si mescolano. E ogni volta impara qualcosa di nuovo su come renderli abitabili.
  • È un fisico che ha dedicato la sua tesi di dottorato a captare segnali micro-onde così deboli che faticava a credere che esistessero. È uno sperimentatore, ricercatore e apprendista che lavorava ogni mercoledì in ospedale con il suo prototipo di macchinario su pazienti con cancro al seno. Una volta una paziente si è messa a piangere perché non capiva cosa stesse facendo, e Bertrand ha compreso: proprio come la fisica moderna ha scoperto che i fenomeni non esistono in sé ma solo nelle relazioni, così la ricerca non può esistere senza chi la abita. Non si possono comprendere i fenomeni tenendo fuori le persone. Da lì è cominciata la sua ricerca di altri modi possibili di fare ricerca. Non ha abbandonato l’ingegneria, ha ampliata il campo delle sue possibilità. Ha cominciato a chiedersi: come si progetta uno spazio in cui ricercatori di diverse discipline, ma anche ricercatori e cittadini possano lavorare davvero insieme? È diventato un progettista di architetture collaborative. E questo non gli ha reso la vita facile. Tra il 2011 e il 2013 Bertrand costruisce il suo primo spazio sperimentale: un gruppo interdisciplinare con colleghi di biologia, fisica, matematica e sociologia. L’Università di Lille lo riconosce come “équipe émergente” ma con una condizione categorica: dopo due anni dovranno trovare un laboratorio che li accolga, altrimenti sciogliersi. Ma nessun laboratorio vuole un gruppo così eterogeneo. L’università non è strutturata per ospitare questo tipo di spazio. Il gruppo si scinde. Ma Bertrand ha sperimentato un modello, ha capito quali condizioni rendono inabitabile uno spazio interdisciplinare. Nel 2016 una parte del gruppo si trasferisce con lui al CNAM di Parigi. Contemporaneamente lavora a portare in Francia l’esperienza degli Science Shop, gli “Sportelli della scienza” nati nei Paesi Bassi negli anni Settanta. Sono spazi progettati per rovesciare i rapporti di potere: le associazioni portano domande, il team dello Science Shop le traduce in progetti di ricerca e li realizza grazie al lavoro degli studenti affiancati da ricercatori. È ricerca che parte dai bisogni reali di tutte le parti coinvolte. Un modo diverso di abitare la scienza che solleva il velo sulla scienza “undone”, un’espressione coniata da David J. Hess per riferirsi a quelle aree di ricerca generalmente ignorate, ma che i movimenti sociali o le organizzazioni della società civile spesso identificano come meritevoli di ulteriori approfondimenti. Nel 2016 Bertrand inaugura la Boutique des Sciences di Lille grazie a un finanziamento di 30.000 euro dalla Regione Hauts-de-France. Ogni anno diffondono un bando, arrivano richieste. Ma Bertrand scopre che non basta aprire uno spazio e mettere le persone in contatto. Uno spazio collaborativo si abita solo se ci sono i giusti strumenti: i ricercatori faticano a cedere il controllo, le associazioni non hanno il linguaggio accademico. Bertrand sviluppa “ingegneria partecipativa”: atelier, world café; lavora sulle posture degli stakeholder e concepisce sempre nuovi strumenti che permettano la negoziazione della domanda di ricerca e la co-costruzione dei saperi. È l’infrastruttura che rende lo spazio abitabile. Nel 2017 cambia il colore politico regionale e il finanziamento non viene rinnovato. L’attività si riduce da sei progetti a due, ma continua. Piano piano la Boutique viene riconosciuta, ed è infine integrata dall’università nel 2020. Lo spazio si è dimostrato vivibile. C’è un episodio che racconta questa difficoltà. Nel 2012, lavorando con associazioni ambientaliste, ci hanno messo un anno per arrivare a una domanda condivisa. E quasi ogni volta le persone si scontravano duramente. Scienze dure contro scienze sociali, ricercatori contro attivisti. Lo spazio c’era, le persone c’erano, ma mancavano gli strumenti per abitarlo insieme. E ogni volta Bertrand pensava: la prossima volta non verrà più nessuno. E invece tutti tornavano. Ma un anno era troppo. Servivano dispositivi per rendere lo spazio meno conflittuale e per ottimizzare i tempi. E così ha fatto. Ha studiato, ha seguito percorsi formativi sulla ricerca-azione partecipativa, ha costruito un repertorio di strumenti che non impongono ma facilitano l’emergere di modi condivisi. Nel 2024 arriva un riconoscimento. Quando l’università crea un Institut des Transitions Environnementales et Sociales, sono i colleghi che vengono da Bertrand. E Bertrand organizza ateliers di co-creazione. E succede qualcosa: l’istituto, che doveva essere uno spazio solo per la ricerca, si allarga. Chi partecipa fa notare che servono anche spazi per la formazione e per il rapporto con la società. Tre missioni invece di quella della sola ricerca, che si fondono articolandosi su quattro assi tematici concepiti dal basso. Lo spazio si è adattato a chi doveva abitarlo. Oggi Bertrand è professore emerito: è in pensione dal gennaio 2025, ma continua sulla trasmissione di questi saperi progettuali. È nel Consiglio Scientifico della Boutique des Sciences, continua nell’ITES. La sua soddisfazione è la Boutique, perché dimostra che questi spazi alternativi sono abitabili, vivibili, sostenibili. Bertrand Boucquet è un ingegnere-ricercatore che ha dedicato la sua carriera a progettare spazi dove la ricerca si fa diversamente. Spazi dove la dimensione umana è al centro. Perché è convinto che questo sia l’unico modo per produrre conoscenza davvero utile. Ha lottato contro strutture universitarie pensate per separare. Ha inventato strumenti, sperimentato dispositivi. E continua, con tenacia metodica e creativa, applicando il metodo scientifico – osservare, sperimentare, apprendere, affinare – non solo ai circuiti ma anche agli spazi di incontro, ai modi di abitare la ricerca. È l’architetto ostinato di altri modi possibili di fare scienza, e ogni esperienza – ogni spazio costruito, ogni resistenza incontrata, ogni strumento affinato – è un mattone in più nel suo edificio in costante costruzione.

    Le date chiave di Bertrand Bocquet

    1986 ·  Inizio della tesi di dottorato sulla misurazione del rumore termico a microonde per caratterizzare i tumori al seno. 

    2000 · Trasferimento tecnologico del sistema di imaging; collaborazione terminata nel 2002 per ragioni commerciali. Interrogativi sull’innovazione. 

    2003 · Cambio di orientamento verso i microsistemi microfluidici. Collaborazione con biologi e chimici. Riflessioni sull’interdisciplinarità. 

    2013 · Creazione del gruppo di ricerca interdisciplinare SCité sui rapporti scienza-società. 

    2016 · Creazione della Boutique des Sciences a Lille. Integrazione nel laboratorio CNAM di Parigi. Lavoro in ricerca-azione partecipativa.