— Marion Carrel L’artigiana dei saperi: imparare a lavorare lentamente
Marion Carrel
A sinistra: Premio ricerca partecipativa Inrae 2023, categoria co‑costruzione: “Croiser les savoirs avec tou.te.s”.
Scatti realizzati dal video di presentazione del progetto “Espace collaboratif : Croiser les savoirs avec tou.te.s” (ATD Quart Monde, CNAM, Université de Lille, CNRS). Non c’è metodo miracoloso. C’è solo bricolage paziente, aggiustamenti continui, riflessività collettiva, tempo lungo. E la scoperta che i saperi degli altri sono necessari per capire davvero. Marion Carrel è una sociologa che ha dovuto disimparare il suo mestiere per impararlo davvero.Negli anni 2000 studiava i quartieri poveri in Francia e le politiche pubbliche di partecipazione. Vedeva fallimenti ovunque: le istituzioni non riuscivano a far partecipare gli abitanti. Ma ha anche incontrato persone che definisce “artigiani della partecipazione”.
Erano professionisti che dagli anni Settanta avevano sviluppato metodi di educazione popolare nei quartieri vulnerabili. Suzanne Rosenberg, Michel Anselme, praticanti del teatro dell’oppresso. Persone che non applicavano ricette, ma costruivano metodi pazientemente, situazione per situazione.Marion ha capito qualcosa di fondamentale: i metodi partecipativi si fabbricano nel corso dell’esperienza accumulata. Non c’è un metodo miracolo. C’è bricolage, come dice De Certeau. C’è sperimentazione continua, ricerca paziente, riflessiva.Ma capire questo intellettualmente e praticarlo sono due cose diverse.Tra il 2019 e il 2023, Marion coordina l’Espace Collaboratif “Croiser les savoirs” – Incrociare i saperi. Una convenzione tra il CNRS, ATD Quart Monde (movimento contro la povertà) e il CNAM. Quattro anni di ricerca partecipativa con tre gruppi: ricercatori accademici, persone in situazione di povertà, professionisti del lavoro sociale.Il metodo: gruppi di pari che lavorano separatamente sulla stessa consegna, poi si incontrano per incrociare le elaborazioni. Comitato di pilotaggio misto per le decisioni. Riunioni lunghissime.Marion, all’inizio, trova tutto questo insopportabile. All’università è stata formata a lavorare “sola e veloce”. A scrivere la tesi da sola, a competere, a pubblicare. Perdere pomeriggi interi a discutere con associazioni e operatori sociali su quale consegna dare, su cosa è andato male, su come fare… Le sembra uno spreco di tempo.“C’était trop long” – era troppo lungo. Non riusciva ad ascoltare. Si agitava.Ma poi qualcosa cambia. Lentamente, Marion capisce che deve disimparare il modo individualistico e competitivo che l’ha formata. Deve imparare a lavorare “collettivamente e lentamente”.È stato un processo di apprendimento sofferto. Implica scoprire che la sua conoscenza è parziale. “C’est déstabilisant” – è disorientante. Tutto quello che ha raccontato per dieci anni era vero, ma incompleto. Non aveva capito fino in fondo le difficoltà degli operatori sociali, il silenzio dei poveri, o perché certi dispositivi non funzionavano.Ha bisogno del sapere degli altri per costruire una comprensione più complessa. E non può trasformare la società da sola.Marion diventa un’artigiana. Lavora quattro anni in questa bottega collettiva dove si costruisce un metodo passo dopo passo. Gruppi di pari per riconoscere le differenze dei saperi, delle legittimità, dei poteri. Tecniche di animazione precise perché gli accademici non prendano sempre la parola. Riflessività costante.Non è rigido, non è una ricetta. È artigianato: ogni situazione richiede adattamento. Si costruisce facendo.Nel 2023 l’Espace Collaboratif vince il premio INRAE per la ricerca partecipativa. Un premio collettivo, ma anche un risultato personale: Marion ha imparato che non esiste una buona o cattiva pratica. Esistono esperienze, si impara facendo, si impara gli uni dagli altri.E la carriera? Paradossalmente, questo modo lento e collettivo non l’ha frenata, al contrario: le ha dato forza per le sue ricerche. Nel 2017 ottiene l’abilitazione a dirigere ricerche, diventa professoressa ordinaria a Lille. Dal 2022 è co-direttrice del Dipartimento di Sociologia. Nel 2023 riceve l’ESA Best Article Award.Non nonostante la ricerca partecipativa, ma grazie a essa. Ha prodotto conoscenza diversa, più complessa, più giusta. Ha aperto spazi che altri non vedevano.Alla conferenza finale de l’Espace Collaboratif, 150 persone da Francia, Québec, Svizzera, Belgio. Ricercatori, persone con problemi di salute mentale, persone in povertà, professionisti. Tutti in riflessività su questioni etiche ed epistemologiche. Un ecosistema artigiano: botteghe diverse che condividono saperi accumulati.Marion usa per la prima volta l’espressione “artisans de la participation” in un suo libro del 2013. Ma solo dopo quattro anni di Espace Collaboratif capisce davvero cosa significa. Significa costruire metodi con pazienza. Significa lavoro collettivo lento. Significa accettare che la propria conoscenza è parziale e che questa parzialità è destabilizzante ma è anche la condizione per imparare.Significa fare ricerca radicale: coprodotta dall’inizio alla fine, senza pretesa di neutralità, volta a produrre giustizia sociale. Significa riconoscere saperi subalterni - epistemologia post-povertà, come c’è epistemologia femminista e post-coloniale.Ma soprattutto significa accettare che non c’è metodo miracoloso. C’è solo bricolage paziente, aggiustamenti continui, riflessività collettiva, tempo lungo. E la scoperta che i saperi degli altri sono necessari per capire davvero.Marion Carrel è un’artigiana che ha imparato il suo mestiere lentamente, collettivamente, in maniera non lineare. E ora sa che questa è l’unica via per una ricerca che voglia davvero trasformare: non ricette da applicare, ma saperi da costruire insieme, passo dopo passo, con la pazienza e la cura dell’artigiano.
Le date chiave di Marion Carrel
2004 · Dottorato in sociologia (Paris 5) sulla partecipazione degli abitanti nei quartieri emarginati.
2007 · Maître de conférences, Università di Lille.
2017 · Abilitazione (Paris 8). Ricerca su cittadinanza nei quartieri popolari, discriminazioni e metodologie partecipative.
2019-2023 · Ricerca partecipativa “Espace collaboratif : Croiser les savoirs avec tou.te.s” (CNRS, ATD Quart Monde, CNAM).